IL PROCESSO REALE DELLA PERCEZIONE
Tradotto da “Science & Non-duality”
Se prendiamo come punto di riferimento un fotone, che è il fondamento dell’universo, non vi è un universo. Tuttavia se prendiamo l’Osservatore come punto di riferimento, osserviamo un universo. La conclusione logica è che l’Osservatore/mente sta creando questo universo. Si sa anche che la teoria della relatività speciale ammette questa conclusione. Vi sono quindi i seguenti tre gradini:
-
Attività mentale
-
Proiezione – Maya Shakti
-
Il cerchio si chiude
Attività mentale
È davvero strano che ciò che s’impara dalla fisica quantistica si applichi a ciò che succede nella mente. Anzi sembra che tutte le scoperte della fisica quantistica siano fatte per capire ciò che succede nella mente.
La fisica quantistica iniziò con la ricerca della comprensione della dualità particella/onda. A volte la materia si comporta come onda, a volte come particella. Esiste un sistema osservato che può essere rappresentato dalla funzione d’onda: la forma di questo può essere calcolata via l’equazione d’onda di Schrödinger. È un catalogo matematico che dà una descrizione fisica di ciò che può capitare se lo misuriamo. Quando il Sistema Osservatore interagisce con questa funzione d’onda, guardando il sistema osservato, la funzione d’onda collassa in un’entità e tutte le altre possibilità diventano zero.
Se rimpiazzi il sistema osservatore del metodo di misura con l’Ultimo Osservatore, il sempre-presente Brahman, il paragrafo precedente potrebbe descrivere ciò che succede nella mente.
È notevole la somiglianza. Si potrebbe sollevare l’argomento che la fisica quantistica non ha ben capito questo: che il solo e finale sistema osservatore-misura è… Brahman.
Sappiamo che il fotone non manifestato diventa palese solo alla presenza dell’Osservatore e non alla presenza di un sistema di misura. Nessun sistema di misura ha il potere di convertire un fotone non rivelato in un fotone manifesto. Inoltre il sistema di misura stesso è fatto di fotoni che sono resi manifesti alla presenza di Brahman, l’Ultimo Osservatore.
La mente è composta di onde chiamate Vritti (che significa vortice) come le onde di uno stagno. Quando la mente è turbolenta, le onde possono essere intense, quando è tranquilla le onde sono calme. Non si conoscono molto le onde mentali, poiché sono molto sottili di natura e avvengono nel corpo sottile, rendendo impossibile la misura scientifica. Conosciamo il cervello che è grossolano, ma la mente è sottile e nessuno ha mai visto la mente!
Quando ci analizziamo, realizziamo quante cose succedono nella mente. Tutti i pensieri, i sentimenti, le percezioni che provengono da varie sorgenti come i sensi, le emozioni e le memorie, sono tutte nella mente. Tutte sono vritti e hanno la loro forma d’onda. Se mescoli tutte queste forme d’onda e le combini, ottieni modelli complessi di onde. Vi sono varie fonti che contribuiscono alle diverse vritti nella mente: alcune di queste sono le seguenti:
a)Vritti del corpo causale: il corpo causale o corpo del seme, quando inizia a fiorire, esso spingerà le vritti nella mente. Karma incompiuti, tratti di personalità formati dal DNA ecc. che saranno disponibili nella mente.
b)Vritti del corpo sottile: il corpo sottile genera una quantità di vritti come emozioni, desideri memorie, sentimenti, ecc.
c)Vritti esterne: vi sono inoltre una quantità di vritti che provengono dal mondo esterno. Ogni oggetto esterno ha una forma sottile, vi è tutto un mondo di energie sottili che si modifica e si aggiorna per riflettere l’universo esteriore con accuratezza.
Tutte queste vritti si combinano a loro volta per generarne altre più complesse. Come nella fisica quantistica ora facciamo collassare queste vritti o funzioni d’onda. Il Vedanta ha una procedura ben definita di due fasi.
La prima fase: Vritti Vyapti:
significa “avvolgere” le vritti con la mente. Quando una vritti si forma nella mente, essa va nel suo data-base interno/esterno e verifica ciò che la vritti rappresenta. Allora la mente prende solo per il momento la forma dell’oggetto senza contenuto. Un po’ come una scheda elettronica senza contenuto.
La seconda fase: Phala Vyapti:
Phala significa frutto, ma è meglio descriverlo come il risultato di qualcosa che è avvolto. La forma dell’oggetto mentale arriva alla presenza della luce della Consapevolezza e questa forma ora è riempita dalla Consapevolezza per diventare un oggetto cosciente. Con questo passo l’Osservatore è totalmente cosciente dell’oggetto percepito dalla mente, che tuttavia è ancora nella forma sottile. Esso può avere qualunque forma, ma il contenuto è solo Coscienza. Poiché l’oggetto è fatto di Coscienza, l’Osservatore è ben cosciente dell’oggetto sottile nella mente.
2. Proiezione – Maya Shakti
Una volta creati sia la mente cosciente che l’oggetto nella forma sottile, la prossima fase è la proiezione dell’oggetto fuori dalla mente come un ologramma. Questa proiezione è attuata da Maya Shakti, il potere creativo dell’Osservatore Brahman. In realtà esso non fa nulla, esso è solo un vigile osservatore di ciò che succede nella mente. Il suo contatto però con la mente:
-Rende la mente e la sua vritti consapevole;
-Dà potere alla mente cosciente con la forza di Maya Shakti.
Questa Maya Shakti è molto potente ma diversa a seconda se agisce negli animali o nell’uomo, anche per questioni genetiche. La Maya Shakti è la stessa per ogni forma vivente , ma è ristretta dalle limitazioni della mente.
Quello che vediamo nell’universo esterno è la proiezione della nostra mente sugli oggetti(che prima erano in forma sottile)e quanto percepiamo è totalmente pieno di (anzi è solo) Presenza/Coscienza. Maya Shakti li converte solo nelle forme grossolane come le vediamo di solito.
Essa è misteriosa e crea la fabbrica dello spazio-tempo. Crea, sostiene e distrugge il contenuto dell’universo ed ecco le 3 divinità o shakti: Brahmaji(non Brahman) Vishnu e Shiva.
3. Il cerchio si chiude
Ora riflettiamo: se il processo della reale percezione avviene nell’universo sottile, ove l’Osservatore/Brahman è testimone degli oggetti mentali, allora perché aver bisogno di un universo grossolano? Sembra inutile.
La risposta è l’ignoranza. Dimentichiamo la nostra vera natura di essere il cosciente Osservatore di ogni attività mentale: invece ci attacchiamo alle vritti mentali soprattutto a “sono questo corpo, sono questa mente”. Dimenticando di essere il testimone consapevole, il cui attributo è il Sat-chit-ananda, cerchiamo la felicità altrove. Per questo cerchiamo di ottenere un corpo fisico e poi desideriamo oggetti gradevoli nel mondo per poter interagire con essi, alla ricerca di una felicità che ci elude sempre. Ed è per questo desiderio che usiamo la Maya Shakti che ci provvede con questo universo. Ovviamente non troveremo la vera felicità negli oggetti esterni, ma la ricerca continua. Essa terminerà quando realizzeremo la nostra Vera Natura Inconcepibile.
1. Ci potrà essere confusione che vi siano due tipi di oggetti, uno mentale all’interno e uno nell’oggetto del mondo esterno. La nostra esperienza quotidiana ci dice che vediamo un oggetto nel mondo esterno. È vero questo? Certamente no, perché abbiamo mostrato che l’oggetto nel mondo è la versione grossolana dell’oggetto mentale. Sono la stessa cosa solo che l’oggetto mentale è sottile, l’altro grossolano.
2. Abbiamo mostrato che l’oggetto mentale, pieno di Consapevolezza/Coscienza è “proiettato fuori” da Maya Shakti ed è così che si crea l’oggetto esterno. Si deve capire che questo oggetto esterno nel mondo è anch’esso ripieno di Coscienza/Consapevolezza. Se l’oggetto non fosse fatto di Consapevolezza/Coscienza, l’Osservatore non potrebbe esser cosciente dell’oggetto nel mondo. Questo vale per tutto l’universo. Il Vedanta giunge ad affermare che esiste solo Consapevolezza/Coscienza nell’universo. Difficile quindi capire come la scienza affermi che la luce riflessa dell’oggetto nel mondo è quello che crea la presenza nell’Osservatore. La luce che è esterna all’oggetto nel mondo non ha la capacità di creare coscienza all’interno dell’oggetto nel mondo. L’oggetto esterno è già pieno di consapevolezza e non ha bisogno di un’altra sorgente per crearla. Significa dunque che gli oggetti esterni irradiano consapevolezza e l’Osservatore riceve questa presenza e conosce l’oggetto.
3. Dev’essere capito che non tutto l’universo è proiettato, ma solo quella parte dell’universo che stiamo osservando. Solo i fotoni di questi oggetti di osservazione diventano visibili, gli altri, non osservati rimangono non manifesti. Difficile afferrare questo concetto, ma il resto dell’universo che non è osservato sarà “dormiente” e non manifesto. È vero per te quindi che sei l’Osservatore: tuttavia un’altra persona, che osserva un altro frammento dell’universo, per costui, quell’altra parte sarà in evidenza, mentre il resto rimarrà invisibile. Lo stesso dicasi, se ti giri di 180°: avrai una nuova visione, perdendo quella di prima e del resto dell’universo. L’universo c’è solo se lo osservi, ma non c’è se non lo stai osservando. È difficile afferrare questo principio perché va all’opposto della nostra comprensione abituale. È importante cambiare il nostro approccio e continuare a ricordarci come vedere effettivamente il mondo.
4. Si può fare una domanda: se ognuno si crea il proprio spazio-tempo-cornice e il suo contenuto, com’è possibile che ognuno osservi lo stesso universo esterno? La sola risposta logica è che l’universo “sottile” è comune e condiviso da tutti. L’universo sottile comune è costantemente aggiornato per riflettere tutti i cambiamenti che avvengono e questo è impiegato per creare l’universo esterno. Ad esempio se una persona A taglia un ramo di un albero, il mondo sottile sarà aggiornato per riflettere questo cambiamento, poiché vi è una versione sottile di quell’albero. Se la persona B vuol vedere l’albero, egli proietterà l’albero senza quel ramo, usando la versione aggiornata dell’universo sottile. L’universo sottile è come un programma di software(componente di programmazione) costantemente aggiornato per riflettere tutti i cambiamenti e questo software comune è usato da ogni persona nell’universo per proiettare il proprio universo. L’universo sottile esterno sarà comune, ma quello interno sottile e il corpo causale saranno unici per ogni persona. Quest’ultimo non è condiviso e anche la nostra esperienza lo conferma.
Conclusione
La percezione abituale che la scienza insegna ha dei difetti. Lo abbiamo mostrato in questo articolo. Sono sicuro che anche la scienza è consapevole di queste problematiche. Essi rifiutano di riconoscere questo perché significa che dovrebbero introdurre un Osservatore nel loro quadro. Pochi scienziati lo ammettono, ma finché tutta la comunità scientifica sarà d’accordo, questa informazione incompleta dovrà prevalere. In questo articolo abbiamo mostrato con logica scientifica che l’universo grossolano è una proiezione della mente cosciente. L’Osservatore è consapevole, l’Osservato è consapevole ed il processo è soltanto Consapevolezza. Capire questo e assimilarlo è il traguardo finale per ogni aspirante ricercatore. Per la scienza comprendere e conoscere l’Osservatore sarà la risposta a molte questioni insoddisfatte.
