
Il cielo blu e trasparente non ha storia. Il corteo incessante di cause ed effetti non esiste per lui.
Un’aquila lo traversa e con la sua traiettoria apre il sipario del Grande Teatro.
Sotto il riflettore ardente del sole, poi sotto lo sguardo sognante della luna, l’opera teatrale e quindi la storia, può cominciare.
I personaggi di quest’opera hanno solo il nome che si voglia dare a loro. Nascono come per incanto e man mano che il personaggio centrale ne abbia bisogno, il quale in realtà è ognuno dei personaggi presentati e come vedremo, ancora molto altro.
Dalla grotta natale ove si sentiva il re del mondo, accompagnato da grida, lacrime e varie esclamazioni, un piccolo personaggio viene spinto sulla scena.
Egli porta con sé tutte le foto che ha scattato durante la preparazione dell’opera teatrale e che continuerà a guardare sotto i riflettori dai vari colori, durante la durata dello spettacolo. Non potrà mai farne a meno, anche se dimenticherà presto che le ha scattate lui stesso.
Vi è stato un lungo periodo per studiare lo spartito, le parole di collera, i gesti teneri, le grida di entusiasmo, le lacrime di dolore, per riuscire nell’opera – poiché è lì che comincia la sua storia. Avrà bisogno della partecipazione di molti attori e varie sceneggiature, affinché il suo tema possa essere recitato alla perfezione senza dimenticare nessun dettaglio.
-E gli spettatori? – direte voi. a volte sono nella sala, a volte salgono sulla scena, poiché il nostro piccolo personaggio principale li chiama di tanto in tanto, per rinforzare l’azione drammatica o buffa. Li rimanda poi nella sala, alle loro poltrone, non appena la scena – spesso movimentata – ha ripreso la sua calma. Succede anche che la scena sia vuota, mentre la sala degli spettatori è colma da scoppiare.
Ma chi dirige quest’opera complessa? Esiste un regista? Apparentemente si. Passeggia dietro le quinte, si nasconde dietro il piccolo attore, a volte invade la scena, al punto da far sparire gli attori – che d’altronde fanno finta d’improvvisare, poiché sanno a memoria il loro ruolo. Il fatto stupefacente è che non l’hanno mai imparato, è per ‘sentito-dire’- che lo ripetono.
D’altronde, questo direttore della scena, non appena si cerca di trovarlo, sparisce sempre.
Dicevamo quindi che il protagonista era stato spinto sulla scena del teatro.
Durante i primi istanti – dal momento che il tempo era improvvisamente sorto – egli recita perfettamente le sue battute, poiché non ha nessun dubbio che tutto quello che lo circonda, i personaggi, le scene dipinte dei paesaggi, fanno parte non solo del ruolo che incarna, ma s’incollano a lui come una seconda pelle.
Anche se lui appare agli altri tanto piccolo , egli non ha dubbi: le stelle sono l’ornamento dei suoi capelli, le montagne e le foreste il suo mantello invernale, i fiumi e le cascate le sue lacrime, il suo sudore e la sua urina, il mare la sua nutrice carezzevole, il cielo il suo respiro. È immenso ed invisibile allo stesso tempo.
Questo paradiso tranquillo e innocente sarà stracciato come un quadro di un maestro pittore dal coltello di un pazzo furioso.
Questo pazzo furioso si chiama… conoscenza del Bene e del Male.
Lo si è chiamato il Serpente, il Maligno, che importa. prima di questo egli ‘era’ semplicemente e senza saperlo, ora egli ‘sa’ che esiste, egli ’crede’ al diavolo all’esterno di lui, che gli mormora senza tregua all’orecchio:- Tu esisti, tu esisti!-
Sapere che egli esiste, ecco il piccolo guado che lo separa dal paradiso, egli ha tentato di costruire un ponte, che ha preso consistenza, ma poi diventato un muro di cemento armato, poiché è stato costruito con lo stesso materiale di ’conoscenza’, di pensiero quindi. Le parole-cemento si sono moltiplicate all’infinito. Gli anelli aperti e trasparenti che collegavano le nubi al cielo e le onde dell’oceano alla terra, si sono saldati in anelli di una catena di piombo.
L’essere umano, l’individuo è nato e si sente solo sulla scena.
Questi riflessi della sua unicità mai perduta, egli li chiama con bei nomi, li supplica di tenergli compagnia, di ricreare con lui quel giardino meraviglioso dove tutto coesiste, poiché…nulla esiste.
Sono mortale, sono immortale?
Che importa? Io non sono.
Si ammobilia il silenzio
con tante parole,
bambini che giocano
sul sagrato della chiesa.
Il silenzio assiste,
la chiesa guarda:
hanno forse perduto
la loro presenza?

Un leggero fremito, poi un suono potente, fa tremare il cielo silenzioso. Un grido risponde dalla scena deserta nella penombra. La folgore taglia il cielo. Le sfumature indefinite dell’alba dopo le tenebre notturne, fanno spazio al getto luminoso del sole. Il primo respiro del neonato che comincia a muoversi, anima il teatro vuoto. I riflettori si accendono: sole, luna si alternano per vegliare sulla sua culla.
E così al momento in cui le sue palpebre si aprono, il piccolo uomo vive in un bozzolo che ha la dimensione dell’universo: il suo mignolo tocca la luna mentre la indica, i sui piedini spingono l’orizzonte non appena si agita e non ’sa’ ancora di avere una testa.
Riflette il sorriso di sua madre piuttosto che imitarla, vive la sua ansia, il suo dolore, la sua gioia come fossero suoi.
La sala del teatro comincia a riempirsi. Gli spettatori attendono di essere chiamati dal protagonista che – per il momento – ha solo due personaggi accanto a lui. Sono talmente importanti che riempiono lo scenario con la loro presenza e con la loro…assenza.
Il regista non è ancora apparso, ma l’opera teatrale è già recitata dal piccolo uomo e dai suoi genitori.
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Schema :
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Il seme che fotografa l’albero prima di diventarlo + il mondo circostante.
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Gli stessi eventi sotto diversi travestimenti
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Personaggi-chiave = papà e mamma proiettati su:- maestri di scuola, direttore, compagno più maturo e altre relazioni…
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attività professionale su:
– società-chiesa (madre)…
– scuola, comunicazioni (fratello, sorella)…
…con tutte le inter-azioni e cambiamenti possibili dall’uno all’altro.
[ il regista in scena è sparito poiché non è mai nato(alla fine)…]
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CHE COSA FANNO COLORO CHE SONO GIÀ NEL PERCORSO DI RISVEGLIO?
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Non hanno più bisogno di provare il loro valore a qualcuno, poiché sono coscienti di averne.
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Non hanno più paura dell’ignoto, del vuoto e della solitudine.
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Non hanno più bisogno di controllare gli eventi, gli altri o loro stessi.
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Credono a un mondo di energie, che sono le loro credenze a creare la realtà e quindi sono attenti alle parole pronunciate per descrivere la loro realtà.
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Amano spesso restare da soli o in compagnia di animali nella natura o in quella di libri: rimangono in compagnia solo di quelli con cui si sentono bene e non per scacciare la solitudine.
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Sono coscienti di avere uni scopo nella vita e si adoperano per trovarlo, ottenerlo e viverlo-
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Si accettano come sono, senza più combattere contro sè stessi per cambiarsi.
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Sono coscienti di dover guarire le loro ferite con il processo del perdono verso sé stessi e verso gli altri. Non si sentono vittime, ma responsabili invece per quanto accade nella loro esistenza: sono autodeterminati e padroni-maestri di sè stessi.
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Non riescono più a guardare la TV, o vedono solo programmi selezionati.
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Sono liberi dalla schiavitù dei doveri, delle aspettative altrui e della società e fanno solo quanto è giusto e veramente utile per il loro benessere e quello degli altri.
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Sono liberi da giudizi e auto-giudizi.
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Percepiscono la presenza divina ovunque e tutto diventa unità senza divisione.
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NON ESISTE NÈ QUALCOSA NÉ NULLA (o il folle)
riassunto di dialoghi di Robert Adams e altri…
Dopo una seria investigazione a proposito del ’Chi sono?’ si giunge alla conclusione che non siamo… nulla.
Allora che cosa vuoi conoscere per “essere nulla ”? Essere nulla è una definizione falsa, poiché trasformi il nulla in qualcosa. Se tenti di essere nulla allora tenti di essere “qualcosa”…
Essere qualcuno o essere nulla sono solo concetti falsi. In realtà nessuno di questi esiste.
La domanda è:- Se qualcosa non esiste e anche il nulla non esiste… allora?
La risposta è il silenzio assoluto. La mente non capirà mai che cos’è il silenzio, poiché descrivendolo lo guasti.
Senti profondamente che nulla è come appare. Non farti illudere dalle apparenze: è un miraggio costante.
Ma non dire nemmeno che il mondo è “maya”, poiché quello è ancora un concetto. Maya non esiste in realtà: allora tutto quello che deriva da maya non esiste nemmeno.
Lo stesso per la Realtà Ultima, l’Assoluto, il Divino, ecc.: essi diventano un porto rassicurante per te, sono credenze. Queste cose non provengono forse dalla mente? Sei tu a dare questi nomi per qualcosa che non si capisce. Che cos’è la Realtà? qualcosa che mai cambia, ma questo diventa ancora un concetto al quale ti aggrappi.
Non vi è realtà assoluta. Prima si parlava di Dio, di Coscienza. Si sono solo cambiati i nomi. Nemmeno il silenzio: se puoi esprimerlo, non è quello.
Nulla su cui aggrapparsi. Solo se lasci tutto dietro di te, anche le mie parole, ci sei!
Se vuoi sbarazzarti di qualcosa, è perché credi in un ‘io’ che lo fa. Non vi è nessuno.
Se cerchi di sbarazzarti di un’emozione, di una sofferenza,, di un sentimento d’inferiorità, devi vedere chiaramente che quello non è mai esistito! Come fai a sbarazzarti di qualcosa che non è mai esistito? Passi gli anni cercando di migliorarti, se non c’è “nulla” da migliorare? Come si può migliorare un “nulla”?
Ma allora… dove siamo? Da nessuna parte. Non sapendo assolutamente nulla.
Hai passato anni per diventare qualcuno, per ottenere un traguardo ecc. tutto falso!
Non hai nulla, non sei nulla, ma anche che… non c’è il nulla. Allora dove siamo? Esattamente dove sei. Qui ora. Da nessuna parte.
Qualunque cosa tu faccia, in realtà non fai nulla. sei sempre stato dov’era necessario esserci. Se rifletti a tutto questo sei totalmente libero. Se non sei da nessuna parte, se non ti aggrappi più a nessun credo, a nessun punto di riferimento o concetto, rimane il silenzio. Allora i pensieri si fermano, il silenzio arriva da sé. Il pensatore è totalmente distrutto.
Aldilà dell’aldilà di quello che esiste o non esiste, aldilà di quello che appare o non appare. TU SEI TOTALMENTE LIBERO!
