
Una bambina è ora stesa su un prato e guarda verso il cielo: tutto quello che la circonda, erba, fiori, alberi, una casupola abbandonata, un cane randagio che passa, tutto è un’unità assoluta con lei. Una domanda sorge: ‘E Dio’? Ciò che sente dentro e fuori riunisce tutto: bene-male, terra-cielo… = UNO, che gioca con le nuvole dense o chiare dell’apparenza (separatrice). Né gioia né dolore, né bello né brutto, è un arcobaleno unico dai mille colori e sfumature. Quale divisione ci potrà essere? Il linguaggio? Esso è fatto per designare un’apparenza separata, uno strumento soltanto che non deve alterare la ’Realtà’ che giace sempre attorno in tutto quello che si percepisce.
Famiglia, scuola, catechismo vorrebbero essere di utilità, ma inventano la schiavitù.
Una musica divina di cui si ascoltano solo le note singole, come potrà rimanere ‘divina’?
Ecco che il male non è separato dal bene e cessa di tormentarci, è accolto con ‘amore’ ossia senza senso di separazione alcuna. Del resto è solo un sonno profondo costante, in cui emergono, anche per lunghi periodi di tempo (esiste il tempo?) sogni, visioni fugaci e poi un apparente ‘risveglio’ in cui appare…un altro sogno. In realtà tutto appare qui-ora. Lo spazio-tempo si sa è illusorio, inventato, per regolarsi a seconda del ciclo solare-lunare ecc. Ce ne serviamo per funzionare e non perderci in inutili dedali di memorie.
Vediamo alla fine solo noi stessi, riflettendoci non solo in quanto ci appare di giorno o di notte, ma vedendoci nello specchio di un male organico o un evento doloroso – che mette il dito su qualcosa di psichico ‘non-visto’ – o gioioso, specchi del nostro apparato, sistema cerebrale-corpo. La separazione è sempre fittizia, inventata per rassicurarci o agitarci, a seconda del contenuto. Nelle culture ‘aborigene’ questo è messo in evidenza naturale.
Ogni organo – ormai è noto, poiché nulla è separato, ma un riflesso – corrisponde a un elemento psichico e se non funziona, si deve ricercare l’elemento-chiave che lo distingue e che mostra un difetto, un problema o altro non visibile altrimenti.
Si tratta di rintracciare l’origine psichica di un male che si rispecchia in un organo: un gioco di ‘specchi’ che visto e accolto, può far tornare tutto in equilibrio. Anche gli eventi mondiali che ci ’toccano’, sono un altro segnale da non sottovalutare: uno specchio deformante che ingrandisce, altera un evento per mostrare il punto vulnerabile in noi stessi.
Facile dire ‘Tutto è Uno’! e poi lamentarsi o gioire molto per qualcosa, senza approfondirlo personalmente, come prova certa del gioco di riflessi che ci vuole confermare la nostra partecipazione – unione reale con quanto ci circonda.
Anche questo poi, visto e confermato più volte in varie occasioni e spesso in modo inaspettato, può essere tralasciato per poter…’volare più in alto o sprofondare nell’oceano dell’Ignoto , la nostra vera patria!
I cinque elementi di cui ’ tutto’ è composto, evaporano, per sparire nell’azzurro del ‘NON-SO’- la base eterna (senza spazio né tempo) di TUTTO.
E’ un po’ come buttarsi dal paracadute, saltar giù da una mongolfiera: un momento di panico (separazione definitiva e ignoto!) che poi si trasforma in un sentimento di totale partecipazione.
Cielo, aria, luce, terra, acqua…si rivelano concetti mentali che designano le componenti, ma poi anche ‘separano’ e creano fratture. Gli elementi stessi non ne sono toccati, né il nostro corpo: il respiro, la vista, l’udito, il tatto ecc. giocano solo tra di loro, dandoci l’impressione di differenze e separazioni e di un mondo ‘esterno’ a noi che amiamo, detestiamo, ammiriamo ma… in fin dei conti, è noi stessi!
La luce abbraccia TUTTO, anche l’oscurità.
Visto così sembra facile, logico e naturale, ma la nostra separazione (insegnata per funzionare, ma non reale) è il costante agguato. Or ora…un uccellino allegro o petulante lancia un cinguettio da una pianta vicina, forse per comunicare che non vi sono vere barriere. Poi, vola via altrove per annunciare ai suoi simili una faccenda importante. Chissà?
Il sole del tramonto ora lo invita a ritrovare il nido.
La vita continua… ma è VERA?
Nessun bisogno di chiudersi in una grotta o in un ashram, sotto la direzione di un maestro/a – molto spesso un rifugio rassicurante fra simili. È un tentativo sia di tornare all’essenziale interno – sempre presente – e anche di espandersi nell’universo (un po’ come un cosmonauta… senza più vascello spaziale!)
Tutto si fonde nel QUI-ORA. Allora? Siamo davvero ‘nati’? O sono solo i dettami acquisiti che ci hanno incapsulato e convinto di essere in una forma con nome-destino, dimenticando il vero principio ‘assoluto’ senza concetti e confini che sempre siamo e saremo. Nascita, vita, morte sono concetti di ‘apparenze’ a cui siamo avvinti e convinti. Ma…fino a quando?

