
Poema di Danilo Di Bonaventura
Che le stelle mi attraversino, che ogni confine svanisca, finché il cuore non batta più per sé, ma al ritmo silenzioso del cosmo.
Nulla che appaia alla superficie può colmare ciò che sembra mancare, poiché nessuna distanza separa davvero la sorgente da se stessa.
Quale velo mi persuade di essere frammento del Tutto? Quale sogno mi racconta di essere nato lontano da casa?
Cerco il filo invisibile che unisce l’essere al non-essere, per scoprire, infine, che non fu mai spezzato.
Fuggo dal mondo verso un’isola che non esiste, precipito nel vortice del non-senso, attraverso l’abisso, vagabondo ai margini del creato, raccogliendo lungo il cammino i frammenti del mio cuore.
Raccolgo i frammenti del mio cuore, e il cuore, ricomposto, diviene bussola che mi indica la via di casa.
La solitudine arde in me con la forza di mille soli. Bendato, a tentoni, attraverso la follia del quotidiano, che nutre lo spirito quanto una ciotola colma di vento potrebbe saziare la fame del mondo.
Dove la coscienza ordinaria si addormenta, qualcosa in me si desta. Dove i cinque sensi reclamano il reale, io svanisco come nebbia all’alba.
E allora comprendo:
la pace non nasce dall’assenza del mondo, ma dall’assenza di colui che pretendeva di esserne separato.












